Si è spento serenamente nella sua casa sull'isola di Faaro, nel mar Baltico, il regista svedese Ingmar Bergman  all'età di 89 anni. Considerato una delle personalità più eminenti nel panorama cinematografico mondiale, aveva realizzato oltre 40 film nella sua lunga carriera: tra questi alcuni capolavori destinati a rimanere per sempre nella storia del cinema. Nel gennaio 2005 Bergman ricevette il Premio Federico Fellini per l'eccellenza cinematografica.
Dalla morte della sua ultima moglie Ingrid, nel 1995, Bergman viveva solo per gran parte dell'anno sull'isola di Faaro, in cui ha anche ambientato diversi suoi film. Comandante della Legion d'onore, membro dell'Accademia delle lettere svedese, drammaturgo, Bergman ha sondato i rapporti tra psiche e anima in una luce spesso dominata dall'angoscia dell'esistenza. Ha rivelato molto della sua vita privata e professionale in una celebrata autobiografia, La Lanterna magica. Sposato cinque volte, Bergman lascia nove figli.
il settimo sigillo

IL SETTIMO SIGILLO.

(Svezia, 1957)
di Ingmar Bergman
DVD Audiovisivi San Paolo
RECENSIONE di Uther Pendragon

Straordinario ed inossidabile evento filmico che emoziona come una frustata.

Il crociato Antonius Block (il perfetto Max Von Sydow), ritorna a casa e trova un mondo dove la pestilenza azzera le illusioni degli uomini e li costringe a vivere la loro essenza. Memorabile scena iniziale è l’incontro con la Morte personificata sulla spiaggia: per nulla intimorito la sfida a scacchi riuscendo così a guadagnarsi il tempo necessario a trovare le risposte che la sua pur ricca esperienza di cavaliere gli ha ancora negato.

Pentito? no, non lo è affatto. Antonius cerca Dio.

Inizia il viaggio-pellegrinaggio verso il suo castello, inizia l’ultima Cerca, la più importante nella vita di ognuno. Lungo la strada sembra che solo laceranti silenzi rispondano alle domande dell’eroe crociato: ma non è proprio questo silenzio il presupposto della libertà, la condizione necessaria per essere liberi di scegliere di credere o di non credere?

Apparentemente distante da questo è la vita della famiglia di girovaghi, una giovane coppia di attori, a mio avviso non interpreti dei poveri di spirito, ma convincente metafora del potere dell’ Arte che, libera dall’ inutile fardello della metodologia scientifica, si pone come strumento di conoscenza. L’ Arte è capacità visionaria che permette di accedere ai sedimenti della verità esistenziale, che permette di vedere ciò che la razionalità ci nasconde, ciò che il calcolo ci proibisce.

E’ l’attore che vede la Morte che gioca a scacchi con il cavaliere:
"…non vedi con chi gioca?…con la Morte, è lì che gioca a scacchi con la Morte in persona!"
E’ l’attore che vede i protagonisti danzare con la Morte nel chiarore dell’alba.

E’ invece l’ eroe che deve intervenire là dove il destino sembra ineluttabile. E’ lui che beffa la Morte che afferma “niente mi sfugge”, è il cavaliere Antonius che rovesciando maldestramente e volontariamente le pedine sulla scacchiera, riesce così ad ingannarla: sacrificando generosamente se stesso, rende possibile la fuga della giovane famiglia di artisti.

Qual è la risposta finale? Solo la Fede può riempire i silenzi ed i vuoti dell’ esistenza. Come dice Antonius nella scena finale con tutti i personaggi schierati:

"Dio, tu che in qualche luogo esisti, tu che devi certamente esistere, abbi misericordia di noi."

Si, Antonius: Dio c’è.

Fuori di questo sembra esserci solo l’incapacità di sopportare l’assordante silenzio di un mondo negato, che porta all’ inutile ribellione dello scudiero di fronte all’apparentemente unica certezza della vita: la morte.